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De veneno

L’idea che a sopravvivere siano i più adatti non ci va proprio giù, a noi umani.

Ripensandoci adesso, le persone che da bambino consideravo autorevoli si ribellavano istintivamente a quella sentenza, storpiandola. Citavano “sopravvivono i più forti”. Oppure “sopravvivono i più furbi”. A quell’epoca sembrava cinico, ma a molti anni di distanza sembra più che altro patetico. In fondo si trattava di un tentativo di ritagliarsi maggiore autonomia. Se a sopravvivere sono i più forti, basta farsi forte, pensavano.

Ma non sopravvivono affatto i più forti. Vanno avanti quelli che, dopo che sono avvenuti dei cambiamenti, si rivelano, per caso o per scelta, più adatti alle nuove condizioni. Una debolezza ben congegnata può funzionare, o anche no.

Statua Maya del dio del Mais

Statua Maya del dio del Mais
715 DC
Trovata a Copàn, Honduras

Il direttore del British Museum Neil MacGregor nel libro “A History of the World in 100 objects” (sito web; libro su Amazon) sostiene che il successo dell’adozione del farro, del sorgo, del mais, della manioca o del taro come alimenti base della popolazione umana corrisponde a una strategia difensiva. Non abbiamo cominciato a mangiarli perché fossero buoni e abbondanti. Abbondanti lo erano, a dire il vero, ma a quanto pare facevano schifo. Il mais era potenzialmente dannoso. La pianta da cui si ricava il taro, alimento base nel sud-est asiatico da 10.000 anni, è addirittura velenosa se consumata cruda.

Siamo sopravvissuti perché siamo i più adatti a consumare piante velenose.

Pagina di "Pharmakon", libro d'artista di Marianna Marchioro

Da “Pharmakon”, libro d’artista di Marianna Marchioro

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