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Discorso di insediamento al contrario

Respingo al mittente le cortesi quanto vacue parole sentite poco fa e rivolgo un deciso ghigno di scherno alle boriose autorità presenti, a quel ladro del Sindaco, all’architetto Ceffoni – noto impotente – a questa patetica scusa di Presidente qui accanto, e al debole, irresoluto Direttore uscente che ho il dispiacere di conoscere dai tempi del liceo e che ora mi tocca di nuovo incontrare – sopportando il peso osceno dell’inevitabile decadimento biologico di entrambi. Una sonora pernacchia ai molti che dimenticherò – sappiate che sono omissioni volute.

Mi perderò in chiacchiere, è bene dirlo subito. Non ho nessuna intenzione di affrontare le molte e urgenti questioni che aspettano fuori da questa aula di stupidi privilegiati. Non l’ho mai fatto, non inizierò certo ora che mi sono sistemato. E tuttavia sarebbe presuntuoso da parte mia presumere di inaugurare uno stile di inazione assoluta. So bene di avere una storia dietro di me – una viscida storia fatta di dissimulazioni indegne, scelte casuali, corruzione delle regole, acquisti raddoppiati per distrazione, progetti inutili avviati in ritardo e assegnati a persone senza competenze, ristrutturazioni che hanno sfasciato lo sfasciabile, estromissioni calcolate delle menti più brillanti e campagne di violenza psicologica che hanno fatto tabula rasa dell’entusiasmo e della competenza.

Ebbene, io intendo continuare quest’opera. Non vi lascerò soli. Non quando là fuori gruppi di invasati premono per sapere e per giudicare.

Questa è l’epoca, cari imbecilli, in cui dobbiamo prescindere dal territorio. Uno snodo chiave questo, a volte poco compreso. Se guardate con attenzione, nella nostra comunità vedrete ovunque persone che lavorano, rischiano, mettono in contatto estranei, producono valore. Tutto questo – e lo dico con la consapevolezza di usare termini forse troppo blandi – è un pericolo mortale. Sono cose che non si devono fare, signori miei: si devono semplicemente dire. Io le dirò, e voi, spero, le direte con me. Saremo un coro assordante, e spesso non servirà nemmeno aprire la bocca.
[Abbassando lo sguardo agli appunti, in tono più asciutto] Sono capace di individuare la complessità, penso di averlo dimostrato, distruggendola senza sosta: ora metterò questa mia dote al servizio di questo luogo. Per disfare reti, per puntare all’insostenibilità, per favorire l’isolamento.
Prima che pensiate di avere di fronte un superbo, luridi tacchini, fatevelo dire: lo sono eccome. Fare da soli: questo fa la differenza, oggi, ed è proprio su questo che imposterò l’azione della struttura che ho la sfiga, oggi, di dirigere. So di essere circondato da incapaci, ma so anche di avere strumenti meravigliosi a disposizione. Guarderò al merito delle questioni. Nuove tecnologie? Sì, ma solo se alienanti. Sconti sui servizi ai dipendenti, sostegni alle famiglie? Neanche per sogno – chi lavora va scoraggiato, non premiato. Accordi internazionali? Può darsi, ma solo se a nostro detrimento.

Prima di concludere, una parola sullo stile che intendo adottare nei rapporti con i privati. Il nodo è ormai ineludibile. Sicuramente, da questo punto di vista, ci sono state delle incertezze nella pessima gestione di chi mi ha preceduto. Forse non ho la risposta perfetta, ma una cosa la so: dobbiamo rendere im-pos-si-bi-li le partnership con i privati. Non rifiutarle, che sarebbe troppo semplice. Dobbiamo accettare le offerte di questi piccoli, pidocchiosi, ignoranti ciccioni che si credono chissacchì solo perché hanno i soldi. Solo che li sprecheremo. O sì, li sprecheremo, ma senza trarne profitto personale.
Perché la miseria, l’ignoranza e l’immobilità sono beni troppo preziosi. Appartengono a tutti. Contate su di me per averne un po’ di più – magari poco alla volta, ma senza interruzioni.

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3 Comments

  1. Paolo

    Fantastico. Leggerti mi diverte sempre, perché sai scrivere. Non seguendo da vicino le tue attività non so contestualizzare il sarcasmo a qualche tua personale situazione (se mai fosse il caso), ma lo adoro; forse perché potrebbe funzionare ovunque.

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    • Non volevo fare del sarcasmo (anche se è piacevole), ma più che altro scrivere un testo banale, come se ne sentono alle inaugurazioni di università, grandi opere, stagioni teatrali ecc e renderlo divertente semplicemente rovesciando tutto.

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